“The Character of Characters” di Xu Bing alla Triennale di Milano

Xu Bing alla Triennale

Xu Bing alla Triennale

Il lessico fatto di segni scritti, che altro non è che un insieme di lettere che dà vita a un alfabeto linguistico e a delle composizioni semantiche, diventa espressione e sintassi artistiche di un’esperienza visiva nella produzione del celebre autore cinese, conosciuto in tutto il mondo, Xu Bing.

Xu Bing vive la propria infanzia e pubertà negli anni della Rivoluzione culturale maoista ed è in quel periodo che avverte l’esigenza, sempre più accesa e irrefrenabile, di studiare e di osservare la natura e il mondo rurale dell’antica Cina, in un’interazione, affascinante e coinvolgente, tra uomo e ambiente arcaico agreste in cui esso è inserito.

La lingua scritta cinese diventa, cosi, per l’autore un panorama di indagine intrigante e tale da condurre lo stesso autore a definirne le origini ancestrali e misteriose, giungendo alla relativa conclusione di come la stessa lingua nasca dalla natura e dall’ambiente, divenendone parte integrante e sintassi esplicativa.

Xu Bing si trasferirà agli inizi degli anni 90 negli Stati Uniti, farà ritorno qualche anno più tardi a Pechino, insieme a un altro grande dell’arte cinese contemporanea, Ai Wei Wei, celeberrimo ma che Xu Bing supererà in stile e in ricerca estetica e compositiva.

Xu Bing espone in diverse gallerie e musei internazionali: negli Stati Uniti, appunto, in Europa e in Asia. La Triennale di Milano ospita per la prima volta in Italia fino al 6 marzo le opere di Xu Bing. Nel 2013, infatti, la Biennale di Venezia aveva dedicato otto interi padiglioni ad autori dell’arte cinese contemporanea: più di 100 artisti avevano potuto mostrare i propri lavori a un pubblico, quello nostrano, che non ha saputo adeguatamente rispondere con attenzione e interesse, dimostrando come l’itinerario artistico affrontato in Cina non fosse ancora maturo per una propria affermazione in Italia.

“The Character of Characters” è una serie di uno dei più autorevoli lavori di Xu Bing degli ultimi anni e ha visto già una propria prima esibizione a Pechino, dove cinque proiettori proiettavano diciassette video immagini animate su una stessa parete di una stanza, la stanza d’artista. La stessa esposizione è stata allestita a Bruxelles, apportando una variante che il curatore ritenne fondamentale per appassionare il pubblico in una confronto attivo e partecipato lungo il percorso conoscitivo dello stile e della poetica di Xu Bing: l’autore cinese è stato, infatti, messo a confronto con opere di otto colleghi cinesi e artisti occidentali.

Stile ed estetiche dialogano attraverso interpretazioni del reale, sociale e materico, differenti, quali quelle espresse da autori orientali e autori occidentali, anche nella mostra allestita alla Triennale e curata da Hans de Wolf: il prestigioso lavoro di Xu Bing, “The Character of Characters”, viene calato in un contesto espositivo che vede la presenza dell’opera di un artista africano, il celeberrimo Frédéric Bruly Bouabré che, con le sue 426 sillabe, propone in un’ottica compositiva propria un alfabeto sviluppato in Africa dallo stesso artista, “Alphabet Bété”, unico lavoro che avrebbe potuto raffrontarsi e confrontarsi alla pari con la magistrale serie dell’autore cinese. Nella stessa stanza dell’autore Xu Bing si potranno vedere, in un dialogo immaginifico e visivo continuo e pulsante, alcune opere di diversi autori europei, da Marcel Broodthaers ad Alighiero Boetti, da Piero Manzoni a Le Corbusier, da Guy Rombouts all’intramontabile e suggestivo autore indiano Jyvia Soma Mashe.

 

Articolo di Alessandro Rizzo

 

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